Logo Spazio Ayurveda

1) Codice Etico per i Professionisti di Ayurveda 2) Origini mitologiche e storiche dell'āyurveda ed il Sāṃkhya 3) I sapta bindu e le sette aree del cervello 4) I marmāṇi 5) Il digiuno terapeutico 6) Nell’atto respiratorio il segreto della vita 7) Lo yoga per la gravidanza 8) Il legame con la vibrazione 9) Mantra: la vibrazione che eleva e guarisce 10) Doṣa 11) SubDoṣa 12) I trattamenti alla testa (śiro), al viso (mukha), al naso ed altri

Foto Profilo
ES
EN

Codice Etico per i Professionisti di Ayurveda

CAPITOLO I - SULLE REGOLE DI BASE CHE CARATTERIZZANO I PROFESSIONISTI E GUIDANO LE LORO AZIONI

Articolo 1 – L’Ayurveda deve essere intesa come un sistema di salute completo, basato su un processo di guarigione naturale e su metodi preventivi, tramandati dagli antichi saggi indiani. Le basi e i pilastri dell’Ayurveda sono costituiti dalla grande trilogia dei testi classici: Sushrut Samhita, Charak Samhita e Ashtanga Hridaya.
1° Paragrafo – La salute, vista in una prospettiva ayurvedica, in accordo con il Charak Samhita, è intesa come uno stato dinamico in cui i dosha Vata, Pitta e Kapha sono in armonia; Agni – il fuoco digestivo, responsabile del metabolismo a tutti i livelli – è presente in giusta quantità e qualità; Dhatus – i tessuti – sono nella giusta quantità e qualità; le escrezioni sono eliminate correttamente dal corpo; i sensi, la mente e l’anima sono anch’essi in armonia. Questo concetto, associato con la definizione del WHO che afferma che la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattie, deve guidare le azioni preventive e terapeutiche del professionista di Ayurveda.
Articolo 2 – Il terapista Ayurvedico è il professionista che è stato debitamente formato nella conoscenza e nella pratica dei concetti filosofici riguardanti l’universo e gli esseri umani, nell’anatomia e nella fisiologia specifiche dell’Ayurveda, nei metodi usati per la valutazione della costituzione e degli squilibri, nell’uso dei metodi preventivi e terapeutici dal punto di vista dell’Ayurveda, in accordo con i programmi stabiliti e approvati dal World Movement for Yoga and Ayurveda e dai suoi affiliati, seguendo gli standard delle istituzioni rinomate in tutto il mondo, non solo in India ma anche in Occidente...


Foto Profilo
ES
EN
FR

Origini mitologiche e storiche dell'āyurveda ed il Sāṃkhya

Molti storici sono concordi nel sostenere che questa disciplina abbia almeno seimila anni anche se, come spesso è accaduto in India anche per la trasmissione di altri sistemi, gli albori della conoscenza ayurvedica risultano essere di difficile datazione dal momento che vi fuuna prima fase di trasmissione orale ovviamentedi incerta collocazione temporale.

Quello che non pare arduo stabilire è che questa disciplina affonda le sue radici negli antichi testi vedici in particolare nell'Atharvaveda.

Per quanto riguarda le sue fonti mitologiche si racconta che l'āyurveda si origini direttamente da Brahmā il quale lo donò al saggio Dakṣa Prajāpati e questi lo insegnò agli Aśvin, gli Dei gemelli, e da loro fu trasmesso a Indra, Signore della folgore, Dio del temporale, che a sua volta lo rivelò ai suoi discepoli: Bhāradvāja, Atreya, Kāśyapa e Dhanvantari...


Foto Profilo
IT

I sapta bindu e le sette aree del cervello

La coscienza, secondo un’antica interpretazione, sarebbe una qualità della manifestazione. Il cervello dell'uomo, invece, quando correttamente evoluto, diverrebbe lo strumento capace di adattare questa qualità alla condizione umana, rispondendo alle necessità della sua natura. Tale strumento, attraverso le sue sette funzioni dislocate in altrettante aree, permetterebbe all'uomo di sperimentare e beneficiare di sette specie di coscienza.

Potremmo paragonare tale fenomeno a quello della luce solare che, come tutti sanno, scomposta attraverso un prisma, produce uno spettro nel quale si distinguono sette gruppi di colore con una lunghezza d'onda sempre più piccola che va dal rosso al violetto: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. La luce solare rappresenta la coscienza universale, il prisma il cervello ed i sette fasci colorati le tipiche qualità di coscienza fruibili dall'uomo...


Foto Profilo
EN

I marmāṇi

I marmāṇi sono punti energetici vitali sulla superficie del corpo. Le principali scuole tradizionali indiane ne presentano 107.Nella medicina moderna possono essere comparati ai punti recettori. A suo tempo, è stata individuata una speciale struttura neurologica (cellule o tessuti sensibili alle varie forme di energia) della quale, appunto, fanno parte i recettori termici, chimici, pressori, meccanici.

Il primo riferimento a questi marmāṇi si trova nell’Atharvaveda. Alcuni studiosi ritengono, tuttavia, che il concetto dei punti marmāṇi risalga ad un trattato ayurvedico molto antico: il Ṥuciveda di cui, però, non è rimasta traccia. È nella Suśrutasaṃithā (il testo del chirurgo Suśruta scrittopiù di 2.000 anni fa) che si iniziano a trovare riferimenti più decisi relativi alla loro dislocazione e all’uso terapeutico che se ne può fare. Il chirurgo Suśruta, tra l’altro, anticipò molti concetti della moderna medicina: si occupò in dettaglio di dissezione post mortem (autopsia) e di procedure di chirurgia plastica che furono più tardi usate come basi per la moderna chirurgia...


Foto Profilo
EN

Il digiuno terapeutico

Non ho alcun dubbio nell’affermare che la nostra è una società opulenta, almeno dal punto di vista alimentare, e tutti siamo afflitti da sovralimenta- zione. Negli ultimi anni di questo secolo si è potuto notare la presenza di malattie anche croniche, considerate diretta conseguenza del benessere, e l’attenuarsi o addirittura lo scomparire di altre derivate da alimentazione carente, tipiche, ad esempio, del dopoguerra.

Mi capita sempre più spesso di ricevere richieste di informazione o consigli per pratiche di digiuno. Devo dire che, personalmente, non sono totalmente favorevole a questo genere di pratiche, pur avendo fatto una larga esperienza. Ritengo che l’uomo farebbe meglio a ricercare la soluzione dei suoi problemi orientando il proprio generale comportamento verso l’equilibrio senza essere costretto a correre ai ripari quando la salute ormai è compromessa...


Foto Profilo
EN

Nell’atto respiratorio il segreto della vita

La vita “Ordinaria” ha le sue regole. Definisco vita “Ordinaria” quella “Manifesta” e caratterizzata dalla presenza di una espressione fisico-materiale “insenziente” (prakṛti), una espressione non fisico-materiale “senziente” (puruṣa) e una forza che tiene unite entrambe che chiamo “ahaṃkāra”. Quando un essere vivente, infatti, lascia questo tipo di esistenza (onestamente, non posso escludere che ne esistano altri tipi) la prova di quanto di- chiarato si palesa con evidente chiarezza.

Ogni volta che ho assistito ad un decesso, mi è sembrato fin troppo chiaro che la dipartita della parte “senziente” può essere la causa della disattiva- zione della componente fisico-materiale, ma, in quella circostanza, come studioso, sono sempre immediatamente portato a chiedermi: quale la possibile causa della cessata cooperazione delle due parti “senziente” e “non senziente”?? E, perché, in questo caso, le due parti si slegano?? Quest’ultima domanda ha sempre rappresentato, per me, l’implicita ammissione dell’esistenza della terza forza che ho chiamato “ahaṃkāra”, forza universale presente in tutto l’universo manifesto. Essa, sul piano fisico-materiale, ad esempio sul nostro pianeta, risponde al nome di forza di gravità mentre, sul piano non materiale, origina l’ego...


Foto Profilo
EN

Lo yoga per la gravidanza

La formazione dell’individuo inizia nel periodo fetale sviluppando, ad esempio, la sensibilità sensoriale cioè la percezione del suono o della luce. Il bambino si forma in relazione alle qualità dei primi contatti con la madre. Attraverso la mia esperienza di lavoro di prevenzione prenatale affermo, pertanto, che la gravidanza va innanzitutto accettata sia sul piano fisico, sia psicologico. E’, in ogni caso, il primo passo da compiere per poter vivere con consapevolezza, serenamente e felicemente uno dei momenti più belli e di crescita, nella vita della donna. Un secondo passo lo si adempie prendendo in considerazione, dal punto di vista psicologico, la naturale paura che investe soprattutto una primipara. Essa deve affrontarsi su un terreno a lei sconosciuto e tale stato di tensione contrasta con le qualità necessarie ad affermare la salute e la serenità indispensabili per un buon procedimento della gestazione.

Le modificazioni che si susseguono in continuazione sia sul piano psicologico, sia fisico, sono spesso causa di indisposizioni. Sul piano fisico, ad esempio, si possono presentare noiosi disturbi alla colonna vertebrale: mentre il feto cresce, il peso della madre aumenta obbligandola ad assumere una diversa postura che va ad alterare il naturale assetto della zona lombo- sacrale e questo è in genere causa di sofferenza...


Foto Profilo
EN

Il legame con la vibrazione

Moto uguale vibrazione, vibrazione uguale suono. Ho letto questa affermazione in un libro di fisica. Se nel nostro universo, dunque, tutto si muove, ne consegue che tutto vibra. E se tutto vibra, l’universo ha un suo suono che consegue dalla somma dei suoni dei corpi celesti.

La fisica, perciò, concorda con le interpretazioni filosofiche religiose che affermano il suono come principio primo. Basti pensare all’induismo e al suono della Om oppure a “in principio era il verbo” della nostra cultura religiosa.

I più autorevoli movimenti filosofici indiani affermano che l’uomo (microcosmo) è della stessa sostanza di Dio (macrocosmo), per conseguenza, si possono studiare le componenti e reazioni umane per comprendere quelle universali...


Foto Profilo
EN

Mantra: la vibrazione che eleva e guarisce

Il mantra, il cui uso è largamente diffuso nella tradizione indiana, è uno strumento potente per mezzo del quale si intende ottenere il controllo della mente o indurre nella stessa contenuti diversi dagli usuali.
La parola sanscrita mantra, che originariamente indicava un inno vedico, dal punto di vista etimologico, come ho già affermato in altre occasioni, risulta dalla fusione del suffisso tra, abitualmente usato per formare nomi di strumento, e dalla radice verbale man che può riferirsi all’atto del pensare. Letteralmente si potrebbe dunque interpretare: “strumento per pensare” o, come a molti piace intendere, strumento per la mente.

Ma una diversa interpretazione, sicuramente più ricollegabile al tantrismo, sostiene che la parola deriverebbe da altri due termini ossia manana (sempre riferito al mentale) e trāṇa liberazione.
Nessun tentativo di definizione, tuttavia, può esprimere in modo adeguato il significato che tale nome assume nella cultura hindū...


Foto Profilo
IT

Doṣa

Se cerchiamo il termine doṣa sul dizionario di sanscrito, notiamo che esso tradotto letteralmente esprime un significato negativo come: difetto, colpa, carenza, errore, conseguenza iniqua, impurità, ecc. I doṣa, dunque, vengono visti come causa di male e, nella medicina ayurvedica, causa di malattia. Affermo, tuttavia, che in questa disciplina medica, tendente in ogni caso a una visione positiva, il termine malattia, già di per se così avverso derivando dalla parola male, è stato eliminato da millenni e sostituito con la parola più proficua vikṛti (cambiamento) la quale, secondo la mia personale interpretazione, fa riferimento ad una modificazione di stato rispetto alla salute. Ciò senza dubbio allevia la condizione psicologica del paziente disponendolo mentalmente a un’attitudine di “disidentificazione” dalla malattia favorendo il processo di guarigione.

E’ bene tenere sempre presente che, come lo yoga lascia intendere, si diventa quello che si pensa. Per questo con tutte le mie forze, fin da giovane, mi sono opposto alla dichiarazione popolare che la vita inizia con un pianto, prima di tutto perché è una dichiarazione falsa in quanto la vita inizia con un respiro ed in secondo luogo poiché tale idea predispone alla resa verso la negatività ed all’insorgere di una condizione patologica...


Foto Profilo
IT

SubDoṣa

Apro il seguente capitolo riportando ed interpretando in forma libera uno śloka tratto dalla Suśruta saṃithā che ben definisce il concetto di salute secondo l’āyurveda:

colui che è stabile, i cui doṣa sono equilibrati, ha agni bilanciato, i dhātu adeguatamente formati, beneficia di una corretta eliminazione dei mala e dei processi corporei ed ha mente, anima e sensi pervasi di beatitudine, costui è ritenuto una persona sana.


Foto Profilo
IT

I trattamenti alla testa (śiro), al viso (mukha), al naso ed altri

La testa, come tutti sanno, è una parte molto importante nel corpo. Già nel 2010 scrivevo:

La coscienza, secondo un’interpretazione indiana, sarebbe una qualità della manifestazione. Il cervello dell’uomo, invece, sarebbe lo strumento capace di adattare questa qualità alla condizione umana, rispondendo unicamente alle necessità della sua natura. Tale strumento, attraverso le sue sette funzioni dislocate in altrettante aree, permetterebbe all’uomo di sperimentare e beneficiare di sette specie di coscienza. Potremmo paragonare tale fenomeno a quello della luce solare che, come tutti sanno, scomposta attraverso un prisma, produce uno spettro nel quale si distinguono sette gruppi di colore con una lunghezza d’onda sempre più piccola che va dal rosso al violetto: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. La luce solare rappresenta la coscienza universale, il prisma il cervello ed i sette fasci colorati le tipiche qualità di coscienza fruibili dall’uomo.
Le sette qualità, come già detto, risulterebbero dislocate in altrettante aree e ognuna presenterebbe un apice nel punto detto
bindu la cui conoscenza permetterebbe, ad un operatore, di stimolare la funzione relativa all’area.(A. Bianchi, La scienza della vita. Lo Yoga e l’Āyurveda, 2010)...